Fernando Sosa: intervista ad uno dei NUMERO UNO in Italia!

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Fernando Sosa: intervista ad uno dei NUMERO UNO in Italia!

Con l’occasione di uno stage organizzato da Elvis & Sabrina nella loro sede di Pesaro, zona Vismara, hoFernando Sosa incontrato e intervistato uno dei Maestri numero uno in Italia: Fernando Sosa!

Nello scorso numero abbiamo già avuto modo di scoprire molte cose nella sua biografia qui, su LatinMagazine ed ora avremo modo di leggere le sue parole, soprattutto dopo alcune polemiche nate in relazione ai video che lo stesso Fernando, a volte insieme a Adolfo Indacochea, pubblica su Facebook affrontando temi, spesso scomodi per il mondo salsero (#QueNoSeMuereLaSalsa).

Mi sento un po’ in colpa perché interrompo la sua cena ma lui, disponibilissimo, insiste per cominciare. 🙂

M-COSFernando Sosa: ballerino di fama internanzionale da molti anni, Maestro con centinaia di allievi, performer e creatore del Tropical Gem, attore, cantante, hai anche scritto un libro mi pare, o lo stai scrivendo…
F. SosaDiciamo che non è nemmeno “in cantiere”: si è bloccata l’ispirazione mentre lo stavo scrivendo. Al 75% mi sono fermato e ho sempre detto che concluderò quando mi tornerà l’ispirazione, questo è successo 5 anni fa e così non è mai stato concluso! È l’unica cosa che non ho portato a termine perché per il resto ho concluso tutto.
M-COSInfatti nella tua vita hai avuto varie passioni ed esperienze ma la danza ha avuto il sopravvento ed anche quando hai provato a mollare qualcosa dentro di te non ti ha permesso di farlo. Cos’è che ha il ballo in più?
Fernando Sosa e Jessica Patella con Elvis & Sabrina
F. SosaAll’inizio non sapevo di seguire questa passione perché sono arrivato in Italia per giocare a calcio e quindi era quello il mio obiettivo! Poi ho avuto delle sfortune e non sono stato seguito. Io dico sempre che il calciatore, a differenza del ballerino, deve maturare molto prima: il calciatore deve essere maturo e uomo quando non è ancora uomo e maturo ed è propriò lì la differenza di chi fa il salto di qualità e chi no. Io non sono stato seguito ed appoggiato quando dovevo essere un uomo pur non essendolo. Il ballo, invece, era una passione che è diventata piano piano un lavoro, avevo qualche anno in più e ci sono riuscito perché avevo la maturità giusta per farlo. È diventata la passione numero 1, più delle altre forse perché la senti dentro, ti viene, ti piace la musica, perché ti entra dentro e perché segui questa cosa a mille poi, no?!
M-COSIl tuo stile di ballo è diverso da tutti gli altri, seppure con le normali affinità che naturalmente ci sono, tutti lo identificano con il nome “Sosa style” e si allontana anche un po’, nonostante sia sempre popolare ed apprezzato, dalle mode che spopolano in Italia e nel mondo, riferendoci soprattutto alla tendenza di ballare “On2”.
F. SosaSì, è tutto o quasi, On2 nel mondo!
M-COSAnche tu balli On2 ma pur avendo studiato vari stili preferisci ballare ed insegnare sul tempo 1. Come mai? Cos’ha in più, per te, quel modo di ballare?
F. SosaNo, non ha niente di più. È una bella domanda questa perché a me piace ballare sul 2, ho fatto anche una coreografia con Adolfo (Adolfo Indacochea, NDR), mi piace ed ho studiato anche con tanti ballerini, prendo un sacco di lezioni nei congressi perché mi piace aggiornarmi e in pista, quando le donne me lo chiedono, mi piace… Però, sono una delle icone dell’1! Tante volte mi son detto:«Quasi quasi faccio una coreo sul 2!», ma non ci sta! Non c’entra niente in questo momento. Mi considero uno degli highlander dell’1 ed è quasi un’immagine che andrei a.. Non infrangere: un conto è se faccio una coreografia con Adolfo, con Marco B dei Flamboyan, gente che ha ballato sul 2, che ha coreografato e che io entro nelle loro coreografie, lì sto facendo una collaborazione dove il coreografo balla sul 2 ed io mi adatto ma se io devo creare uno spettacolo “Tropical gem” e farlo sul 2 no, sarebbe come “rompere un mito”. Ecco perché, non è una questione di avere qualcosa di più o che mi piace di più, diciamo che tengo una bandiera, sono uno dei superstiti e l’ho mantenuta. Tutto qui!
Stage con Fernando Sosa
M-COSQuello che mi ha colpito di te è stato una costante presenza attiva nel dibattito, sia sulla musica ed il ballo latinoamericano che su altri argomenti come il clima ed il rispetto del Pianeta.
Sulle pareti della tua scuola ci sono molte tue frasi come “Non smettere mai di sentirti allievo e sarai maestro dei maestri”. Sei un “filosofo del caribe”? 🙂
F. SosaAllora, tu pensa che a me non piace leggere ma piace scrivere, questa cosa è rarissima. Non ho mai concluso il mio libro ma ho scritto un sacco di cose e penso che sia parte di un’ispirazione, di qualcosa che hai dentro e non per forza devi leggere per poter scrivere e questo per il discorso “frasi”. Per il discorso “battermi” devo dire che è proprio una questione del mio carattere: quando credo in una cosa non riesco a non “fare” per questa cosa e non battermi. Pensa che oggi ci dicono che nel mondo le cause principali del surriscaldamento globale sono l’inquinamento, le macchine e quant’altro ma in realtà non è così! È da poco uscito un documentario che si chiama “Cowspiracy” (qui qualche info, NDR), che è già stato rimosso da youtube, finanziato e prodotto da Leonardo Di Caprio ed è scomodo perché parla del reale motivo del surriscaldamento globale che è l’allevamento intensivo di mucche. Le mucche emanano un gas tossico nocivo per il surriscaldamento, questo non lo dice nemmeno chi si occupa di queste cose e chi deve dire queste cose e allora io, anche se sono una virgola, un punto, non riesco a stare zitto. Son fatto così e quindi ecco perché mi batto su ogni fronte. È una questione di carattere! 🙂
M-COSCos’è #QueNoSeMuereLaSalsa?
F. SosaDunque, tu sai meglio di me, perché chi sta nel web se ne accorge, che se esce un articolo che dice:«Mangiare la carne fa male», il giorno dopo ne esce uno che dice :«Bambino vegano è quasi morto perché i genitori…» è tutta contraddizione, no?! Se la Coca Cola fa male, deve uscire la super pubblicità della Coca Cola che ci fa comprare a tutti la Coca Cola, noi viviamo in un mondo dove prendiamo l’ignoranza della gente e ce ne approfittiamo, quelli che stanno ad un piano più alto se ne approfittano. #QueNoSeMuereLaSalsa vuole far conoscere a tutti i 360° di Salsa. Mi attaccano tutti per questa cosa, in realtà una piccola percentuale perché amici e contatti del web mi hanno detto:«Ferna, fondamentalmente c’è un 85% di gente che è a favore di quel che dici», però quel 15% ti deve attaccare per forza perché magari ti dicono:«No, tu non capisci niente di musica, noi collezionisti…» etc. Va bene, io non capirò niente, però chi fa 50 congressi in un anno, chi vede il movimento da 16 anni in giro per il mondo sono io, non uno che magari raccoglie vinili, musica e ne sa tantissimo però magari suona nel localino di 30 persone. Bellissimo! Oppure suona in un locale da 1000 persone però non si muove da lì. La realtà mondiale dice che c’è un grande calo di passione salsera! Allora mi dicono:«Eh, voi ballerini non ballate più con la gente…»; ok, allora colpa nostra ma anche colpa della musica. Facciamo così, come ho detto nell’ultimo video, rimbocchiamoci le maniche tutti, lavoriamo in una direzione: 1, facciamo innamorare la gente della musica che ha fatto innamorare noi perché io non mi ricordo, negli anni ’85-’90, quando ho iniziato, che si sentiva uno stile solo di Salsa, io mi ricordo di sentire qualsiasi cosa e divertirmi quindi iniziamo a fare questa cosa che è quella che attira il popolo e poi magari creiamo delle nicchie. Allora ecco #QueNoSeMuereLaSalsa! #QueNoSeMuereLaSalsa vuole “aprire”… vedi, io ballo tutto, se tu mi metti commerciale, se mi metti Marc Anthony, se mi metti un Guaguancò, anche se mi metti una strumentale nel punto giusto io ballo tutto, se tu mi metti 10, 15 pezzi della stessa cosa per me diventa un canale unico e #QueNoSeMuereLaSalsa è smettere con la monotonia e far sentire di tutto: tutto quà!
M-COSIo noto che la maggior parte delle serate sono diventate di 2 tipi: da un lato quelle con musica spesso strumentale, scarpette da ballo e magari anche un livello più alto di ballerini, dall’altro un ambiente che spesso viene chiamato erroneamente “più cubano”, con gente un po’ più giovane, che balla quasi sempre in modo abbastanza basilare ma che pensa di più alla compagnia ed al semplice divertimento.
Questo comporta divisione in un mondo, quello caraibico, che è fatto di convivialità, di conoscersi, di divertirsi insieme anche con gente che non si conosceva.
La domanda è: il fatto di diventare più bravi e di gradire un tipo di musica più “complicata” porterà ad una sempre più grande divisione o c’è un modo per stare insieme, diciamo, “come una volta”?
F. SosaSi può trovare un modo per stare insieme, come dicevamo prima, e per esempio i miei eventi, gli eventi che facciamo con Adolfo e Chiquito, sia il mio che il MIF che il Salseando sono la prova che si può suonare qualsiasi cosa e la gente balla tutto fino alle 5.30 le 6.00 del mattino. Purtroppo non tutti ragionano così e se tu, organizzatore, metti un dj che va in una direzione sola creeremo divisioni, se tu metti una sala che mette una musica ed una sala nella quale si suona l’altra stai già facendo divisione di tuo. Io ho iniziato con la cubana, ho iniziato come animatore e se posso dire una cosa che mi hanno insegnato i miei maestri cubani è che il divertimento è quello che va per la maggiore. È vero che la “cubania” porta divertimento, ed è vero che SEMBRA che il New York o il Guaguancò porti più “difficoltà” tra virgolette però fondamentalmente non è vero! Se io voglio ballare il mio stile… ma perché se io voglio ballare una cubana e la ballo in linea è sbagliato?! Non ho capito… Che cavolo me ne frega: io mi devo di-ver-ti-re! Allora uno dei punti principali sui quali dovremo battere è che in una stessa sala si balla di tutto. Così inizi già a collegare le persone! Poi, capisco invece quelli che ballano Kizomba perché vogliono ballare solo Kizomba e non vogliono magari neanche le bachate però stiamo parlando di un altro ballo! C’è il kizombero che vuole ballare 10, 15 kizombe di seguito ed ha bisogno della sala, lì ci può stare ma per quanto riguarda la Salsa, lì devi ballare un po’ di tutto, magari ogni tanto ascolti la musica.. Ci saranno anche le serate di musica un po’ più ricercata perché uno è libero di fare quello che vuole ma se in grandi congressi, manifestazioni che vanno per la maggiore e che sono la commercialità del mercato latino iniziamo a dividere creiamo divisione per primi e questo non fa vatto secondo me.
M-COSRitornando ai video di #QueNoSeMuereLaSalsa, tu ed Adolfo Indacochea vi state molto esponendo (e personalmente devo dire che, secondo me, le persone che si espongono vanno sempre apprezzate) ed avete attirato molta ammirazione ma anche molte critiche. Perdonami ma una domanda devo fartela: quello che dite lo fate per marketing, e quindi attirare sempre maggior fama e successo o sono semplicemente e vostre opinioni?
F. SosaGuarda, io non lo so ma ti dico che sono molto istintivo tanto è vero che ci si sbaglia anche a parlare nei video, si sbagliano dei concetti perché siamo umani e possiamo sbagliare, io lo ammetto quando sbaglio ma questa è la prova che non c’è copione. Non è preparato quello che diciamo. Io giuro sui miei figli che prendo e dico, al mio allievo che sta registrando:«Schiaccia!», e noi partiamo a ruota a parlare del tema che abbiamo scelto ma non mi sono scritto nulla! Sono pensieri! Poi posso sbagliare a dire delle cose etc ma io mi espongo perché nessuno ha il coraggio di parlare. Spesso ricevo dei messaggi privati di gente che la pensa come noi, me e Adolfo, ma non si espongono per non perdere 4 congressi di lavoro. A me non interessa niente, io in quello che credo, sia sul surriscaldamento globale, sia che si parli della Salsa che io amo e che ascolto da quando ho 5 anni, io mi batto per quello che penso e dico la mia. Posso essere d’accordo con metà della popolazione e contro l’altra metà ma poi, a quelli che sto sul culo, mi criticheranno comunque! Lo stesso, quando uscirà il mio film, entro la fine di quest’anno, tu pensa quante critiche e magari andranno a vederlo solo per criticarlo ma io sarò contento così, dovranno andare anche loro e pagare il biglietto anche loro ma va bene così, capito?! 😀 Dimmi tu che non criticheranno! Alla fine è un film di ballo ma anche se avessi fatto il “capolavoro di Steven Spielberg”, che non è così perché è un film di ballo, che vuole parlare di ballo e questi film sono film molto semplici e sono il primo a dirlo anche se ho scritto il copione ed ho fatto tutto io, beh, una parte di quelli che andranno a vederlo, anche se si divertissero da morire, dovranno dire che il film è una schifezza, che recito una schifezza, che ballo una schifezza… Questo perché è così, fa parte del gioco ma se non mi espongo, se non dico quello che penso, se non faccio etc, non ce la faccio a star zitto!
Io e Adolfo possiamo solo mandare il messaggio, ci arrivano tipo 2000 “mi piace” etc ma poi fate voi, commentate, scontratevi… Non ostante gli amici e gli allievi poi ti vengano a dire dei commenti e magari di alcune persone, alcuni dj che ci attaccano noi non possiamo stare lì… io ho una vita mia, ho 3 figli, una moglie, il lavoro etc e non posso passare tutto il giorno a rispondere a tutti sia in positivo che in negativo. Fa parte del gioco, non potrò mai pensare che tutti siano d’accordo con me!
M-COSNell’ultimo video avete parlato dei maestri che aprono la scuola dopo pochissima esperienza professionale però dovete anche riconoscere che per una scuola grande ci sono 100 piccole scuole che sono anch’esse il motore che riempie le serate, gli stage ed i congressi, no?!
F. SosaSì ma è il sistema che è sbagliato! Dobbiamo partire da questa cosa: io ho smesso di fare lezioni private e montare coreografie agli esterni nel 2006-2007. Da lì nessuno ha più avuto una coreografia da Fernando Sosa escluso gli amici, come degli amici del Giappone che lo faccio per piacere, loro sono dei pezzi di pane e non prendo un euro o Sandro e Ilenia di San Benedetto del Tronto ma si parla di cari amici e lo faccio senza lo scopo di promuovere il mio stile. Questo perché volevo evitare che gente che veniva da me a far 3, 4 ore di coreografia con me, pagava fior di quattrini e poi diceva:«Io ballo lo stile di Fernando Sosa». Così creiamo dei mostri allucinanti perché con 4 ore ti sembra che fai il mio stile: non è così! Io lì ho troncato questa cosa, ho smesso di fare coreografie che non siano per i miei gruppi o amici cari. Anche Adolfo fa tantissime coreografie e infatti io gli consiglio di farle a chi lo segue veramente, a chi spende il suo tempo e il suo denaro per studiare veramente, non ci ti appare, fa 2 ore e poi non lo vedi più, che non si collega più con te e con il tuo stile. Questa cosa è parte della creazione di questi personaggi, li abbiamo creati anche noi, gli abbiamo dato vita anche noi! Mettici anche il fatto che non esiste un sindacato, un comitato, non esiste niente di questo tipo. Mettici il fatto che abbiamo delle federazioni dove ti regalano i diplomi, perché le federazioni fanno così! Le federazioni italiane hanno fatto carte false per lavorare con me, per avermi come giudice etc ma io no. Questa è politica ed io non ho bisogno di quel diploma lì etc. Io insegno per l’esperienza che ho creato negli anni e per tutto il denaro che ho speso per studiare, per andare a New York da Eddie (Eddie Torres, NDR), per andare a Cuba con Alberto (Alberto Valdes, NDR), per andare a Puerto Rico da Tito Ortes etc.
M-COSSì però il movimento si poggia anche sulle piccole scuole che nascono!
F. SosaPurtroppo!
M-COSNo, ho capito, ma non è sostenibile il movimento da solo “4 scuole” in Italia! 4 scuole vuol dire 400 ballerini, 600 ballerini!
F. SosaNo, il discorso è questo: quello che dici tu va bene ma allora mettiamo i locali. Non altre scuole. Apriamo tanti locali per dare tante opportunità alla gente per ballare ma insegnare quando non sei in grado non va bene! È sbagliato che il sistema si appoggi su persone che hanno 100 allievi che però dopo un anno non sanno neanche cos’è un cross (cross body lead, NDR). A me arriva della gente, a scuola, a cui chiedo cosa sanno fare e li vedo e gli dico che devono fare il base:«Eh, ma io ballo da un anno» ed io gli rispondo che devono fare il base perché non riesco a inserirli in un altro corso. Quella persona ha perso del denaro ed è costretta a tornare indietro. Stiamo parlando di questi che hanno avuto la prontezza di venire da me o da un’altra scuola che gli possano insegnare, pensa all’80% di persone che, seguendo quei corsi arriva a dire:«Che schifo la Salsa, me ne vado, mi son rotto». Così facciamo disinnamorare la gente e la perdiamo.
M-COSCi vuole una costruzione dietro, un’associazione fatta bene.
F. SosaCi vogliono cose che sicuramente, magari nel tempo, come in tutte le cose della vita, nasceranno. Perché a furia di perdere gente e di smenarci, pian piano, con gli anni nasceranno queste cose. Se pensiamo che una volta non esisteva una gara e poi nel 2001 è nato il primo Salsa Open ed oggi è pieno di gare nel mondo etc… Non esisteva, una volta, una gara che fosse del nostro stile a meno che non fossero quelle dei “latinisti” (Samba, Cha cha cha, Paso Doble, Jive, NDR). Arriveranno anche per noi. A tutto ci vuole del tempo e anche per questo ci vuole del tempo.
M-COSCerto, speriamo! 🙂 Io avrei finito, vuoi aggiungere qualcosa?
F. SosaNo, diciamo che hai toccato punti importanti. Una cosa però: una persona mi ha scritto chiedendo perché avessi nominato Alberto Valdes che veniva dal Tropicana di Cuba e non è un maestro del sociale. Lo ha criticato in quel messaggio ma io dico, ragazzi, intanto il ballo Salsa nasce dal popolo, è popolare quindi persone che hanno vissuto questo, che hanno vissuto la strada, che hanno vissuto “la calle”, come si dice, e che hanno vissuto il ballo sociale in mezzo alla gente per anni, che hanno esperienza etc sono capaci di insegnare! Se per di più sono ballerini, come Alberto dal Tropicana, ti riescono a dare anche delle cose tecniche molto importanti! Io voglio dire, ci vuole esperienza e studio di anni per essere maestri e spero che piano piano si arriverà ad una federazione che spingerà verso questo e dove si attuerà la metodologia giusta. Io non penso che la danza classica, che è la displina di ballo per eccellenza, tu ti svegli, fai 2 lezioni ed insegni! Non esiste dove cavolo vai?!
Magari noi salseri diventeremo anche questo. Oggi c’è internet e molti allievi ed appassionati si rendono conto di come stanno le cose quindi è solo questione di tempo!
M-COSTi ringrazio veramente tanto, anche per aver messo da parte la tua cena per fare quest’intervista!
F. SosaFigurati, grazie a te!

Personalmente credo che il movimento abbia tanto bisogno di confrontarsi sempre e quando vedo un grande artista, uno dei precursori della Salsa in Italia dire la sua, affermare alcuni concetti e prendere posizione posso solo esserne felice!

Ho creato LatinMagazine anche per questo e spero che sempre più persone si interesseranno a questo magnifico  mondo e che si confronteranno per portare la goia che ci dà a sempre più persone in Italia!

Un enorme grazie ancora a Fernando Sosa per la disponibilità.

..

felicidade


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